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Collaborazioni in Instagram: ciò che sono e ciò che dovrebbero essere!

Collaborazione in termine di significato vuol dire “una relazione sinergica tra due o più entità che lavorano insieme per produrre qualcosa di meglio di ciò che saprebbero fare da soli”. Michael Schrage (autore di libri sull’imprenditoria ed economia digitale) sostiene che : “la collaborazione consiste nel condividere l’azione di creare: due o più persone con caratteristiche proprie interagiscono per creare una comprensione condivisa della materia sulla quale stanno lavorando che nessuno in passato ha avuto o potrà avere in futuro se deciderà di agire da solo“. Collaborare vuol dire che le persone che intervengono mettono competenze, conoscenze e talento per raggiungere un obbiettivo. Quindi la collaborazione non è un qualcosa che si improvvisa ma è un processo strutturato.

Detto ciò, il mondo di Instagram e delle collaborazioni fatte con gli ‘influencer’ è lontano anni luce dal vero significato di collaborazione. Tutto ha origine dal ‘mondo aziende’ che per sponsorizzare, pubblicizzare i propri prodotti non guardano in faccia il profilo che scelgono ma solo il numero di followers, senza fare un’analisi accurata se sono finti o meno o se sono comprati o meno. Il termine collaborazione non viene usato neanche con il suo adatto valore dall’ ‘influencer’ in questione data la scadente qualità che pone nel presentare un prodotto. Chi non conosce questo mondo pensa che tutto quello che vede brilla di luce propria, ma se solo avesse l’interesse di approfondire vedrebbe che quel luccichio dietro è pieno di oscuri marchingegni. Una realtà in cui le aziende si servono in maniera utilitaristica di profili più o meno reali, e gli ‘influencer’ si mostrano come venditori di multi-prodotti. Questa dimensione ormai diffusa in Instagram snatura il significato di collaborazione e sminuisce il valore della stessa. Aziende che considerano gli ‘influencer’ dei rivenditori dei loro prodotti, e gli ‘influencer’ che raccattano tutto pur di avere in maniera gratuita quel determinato prodotto.

“…iniziai a inviare richieste di collaborazioni a macchia d’olio ed ero sempre più entusiasta…ad un certo punto però mi sono fermata, mi stavo rendendo conto che questa situazione mi stava piacendo poco…stavo perdendo me stessa, ma soprattutto stavo facendo due errori: facevo un favore alle aziende mediocri, facevo un torto alle aziende di qualità” . Una testimonianza del genere dovrebbe far capire che non dare il giusto peso e valore a cosa significa collaborazione può far perdere la bussola e la propria identità.

“…ci sono aziende con cui si è instaurato un clima di fiducia reciproca, ci sono aziende che ti chiedono di parlare esclusivamente bene del loro brand e quelle che ti chiedono di approvare prima il testo che andrai a scrivere, ci sono le aziende, TANTE, che non valutano i profili a cui vanno a dare la collaborazione, mandano alle prime che capita, senza tenere conto dei contenuti di quella persona, infine ci sono le aziende che mandano solo a chi ha un numero spropositato di followers pur sapendo che quei followers sono falsi o comprati”. Questa testimonianza sottolinea la natura delle aziende che circolano su Instagram e che spesse volte sono burattinai di ‘influencer’ marionette.

Una realtà cosi disagiata mette in luce due protagonisti con colpe diverse ma con un unico obiettivo, celare la loro vera natura e mostrare una finta realtà a chi li segue. La veridicità di un ‘influencer’ e la serietà dell’azienda si confonde con numeri fantasma, gallerie mercato e marionettisti in cerca di pubblicità gratuita. Un’azienda che dona fiducia e si fa promuovere da ‘influencer’ con scarsa propensione a creare contenuti e presentazione non merita l’etichetta di qualità e serietà. Un ‘influencer’ che raccatta tutto non merita l’etichetta di intermediario/influenzatore.

Collaborazione è raccontare la storia di quell’azienda, di quel prodotto che si reputa o non si reputa adatto e all’altezza delle aspettative. Collaborazione vuol dire non prendere in giro chi guarda. Collaborazione vuol dire comunicazione, e l’elemento fondamentale di una comunicazione che conta è la qualità. Se solo le aziende scegliessero per qualità gli ‘influencer’ invece che sceglierli per dati statistici e per numero di seguaci allora tutti questi ‘influencer’ non avrebbero gallerie denominate bancarelle. Se solo gli ‘influencer’ non si presentassero come mercanti di cianfrusaglie allora le aziende non li considererebbero bottegai.

Credere in quell’azienda e in quel prodotto, avere ammirazione per quel profilo e per i suoi contenuti non fa altro che dare il giusto peso e il legittimo valore a ciò che significa collaborazione. Forse sarà una realtà utopistica ma denunciare una dimensione del genere può dare spunto per riflettere su cosa e su chi vogliamo prestare attenzione.

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Febbraio e come vestirsi

Febbraio è il mese più corto dell’anno ma i suoi giorni regalano ancora un look pesante. Questo mese è caratterizzato anche dalla Fashion Week di Milano, dove vengono presentate le tendenze dell’autunno-inverno successivo, quindi un mese ancora contrassegnato da capi caldi. Febbraio oltre ad essere il mese freddo è anche il mese che ci concede delle sporadiche giornate di sole con temperature miti, quasi come se preannunciasse la primavera. E proprio per queste caratteristiche a Febbraio possiamo vestirci a cipolla considerando le giuste sovrapposizioni e pesantezze. Mai dimenticare un dolcevita o una maglia sotto un abito in cotone o sotto un cardigan, e completare l’outfit con un cappotto. Il cappotto in questo mese risulta il jolly di ogni occasione, non è solo il capo che tiene caldi ma per il suo essere leggero o pesante, a seconda del suo tessuto, può essere usato sempre. Magari sceglierlo di un colore chiaro o comunque adattabile non solo lo rende versatile ma sarà capace di donare luce alle giornate più grigie. Il mese di Febbraio è anche il mese della festa degli innamorati che per eccellenza porta come colore distintivo il rosso e quindi perché non usare un tocco di questa tonalità per i nostri look? Cercando di non esagerare ma indossando una sola pennellata della sua sfumatura. Giocare con abbinamenti di una stessa palette di colori ma con texture diverse potrebbe portare a rendere dinamico questo mese. Lana e raso, ecopelle e lana, cashmere e cotone, potrebbero essere accoppiamenti che porterebbero a diversificare il solito look. Il mese di Febbraio è anche il mese di carnevale, ma ricordiamoci di non farci vestire ogni giorno da questa festa goliardica e allegra con capi non adeguati al nostro stile, manteniamo sempre sobrietà anche se tendiamo ad essere briosi.

Vestiamoci facendo di Febbraio un mese sbarazzino, viviamo il suo periodo invernale facendoci punzecchiare dall’ avvicinarsi della primavera, mutiamo insieme a lui e divertiamoci indossando le feste che ci propone!

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Non è oro quello che luccica!

Il Sottobosco è uno stile di vita? Questo è il titolo del mio articolo scritto mesi fa in cui mi soffermavo sugli individui che gravitano sul rinomato social Instagram. Avevo messo l’accento su chi è reale e chi non lo è, su chi mostra veramente se stesso e su chi si cela invece dietro un profilo senza palesare chi è realmente.

Oggi invece voglio evidenziare la megalomania che si nasconde dietro un profilo Instagram. Orbitando all’interno di questo famoso social, sono entrata in contatto con diverse tipologie di persone/profili e ne sono rimasta stupita, uno stupore tutt’altro che positivo ma che mi ha spiazzata per il numero elevato di esseri umani che, per diverse collaborazioni con aziende o per l’elevato numero di followers/seguaci, si pongono su un piedistallo creato da loro stessi. Ciò che alberga in questi individui, dato da questi numeri, è la boria e la presunzione di essere gli “influencer” di turno. Il loro obiettivo è di diventare qualcuno che influenza all’acquisto di quello che mostrano, senza considerare che se si esibisce un oggetto lo stesso deve essere raccontato, deve essere descritto secondo il proprio gusto e la propria esperienza. La mancanza di opinione personale non fa altro che mettere l’oggetto in vetrina e non dargli il giusto valore, perché mai e poi mai si compra da una persona di cui non si conosce niente. Questi profili hanno come caratteristica principale l’arroganza di non interagire con chi li segue perché l’umiltà non è contemplata con il loro essere “personaggio”. Nessun contenuto, nessuna interazione, promuovere di tutto pur di essere retribuiti dalle aziende, anche articoli che non si usano o per cui si è contro, contattare le aziende e definirsi “influencer”, non recensire in maniera veritiera ma camuffare la qualità di un capo o di un cosmetico pur di avere consensi. Tutto questo mi fa pensare al concetto machiavellico, raggiungere il proprio obiettivo, in questo caso “notorietà”, senza porre molta attenzione ai mezzi che si utilizzano. Machiavelli arrivò alla conclusione che “nelle azioni di tutti gli uomini, e massime de’ Principi … si guarda al fine … I mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno lodati” , in altre parole “che ogni mezzo utile per raggiungere il proprio obiettivo è lecito”, in quanto l’etica va separata dall’azione politica. Trasferendo questo concetto nel mondo social di Instagram, il fine ultimo è il business e non si guarda minimamente alla natura dei mezzi con cui si raggiunge l’obiettivo. “Mors tua vita mea” sembra essere la prerogativa di questi soggetti subdoli e ambigui. Competere con se stessi e guardare sempre di superare gli altri cercando di emergere senza fare attenzione a cosa si utilizza non è sano, ma appartiene alla schiera dei vizi capitali. Superbia, avarizia, invidia e gola, questi sono i quattro vizi capitali con cui e per cui vivono molti profili in Instagram. Uno di questi personaggi può essere il tuo “vicino” o il tuo “amico” o il tuo “conoscente”, diffidare sempre da chi dice una cosa e poi ne fa un’altra, perché è proprio lì che sta la poca serietà e l’ambiguità. Sospettare della plasticità del profilo e di come si esprime, perché non è naturale ma artefatto. Allontanarsi da chi si omologa, perché fa del suo essere una copia. Siamo persone intelligenti in quanto pensanti quindi facciamo della nostra mente il motore trainante nella scelta di chi seguire. Non è tutto oro quello che luccica, ma per primo non facciamo luccicare noi quel finto oro. Ogni profilo si merita i propri followers, quindi facciamo la differenza e cerchiamo di valutare bene chi seguire e perché lo facciamo.

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La donna degli anni '50

Donne senza botox, senza tatuaggi, senza la fissazione dell’essere magre a tutti i costi pur di assomigliare alle modelle esili. Donne che portavano con fierezza le loro curve, che mostravano in modo consapevole il loro essere femmina e che esprimevano con eleganza e raffinatezza la loro naturale e semplice bellezza. Queste erano le donne degli anni ’50. Donne che palesavano sensualità e femminilità, donne che desideravano curare il proprio aspetto, che ponevano attenzione a cosa indossavano e a non risultare mai sciatte o trascurate. Il corpo formoso era un’arma di seduzione e non contemplava alcuna volgarità. Icone dell’epoca erano Marilyn Monroe ed Elizabeth Taylor, due donne dal carisma unico. Quegli anni erano ben lontani dall’emancipazione femminile, ancora la donna era vista come la casalinga perfetta, ma ciò che la donna sentiva era di essere apprezzata da chi la circondava. La donna aveva quasi il bisogno di mostrarsi in tutto il suo essere Pin Up. Essere Pin Up voleva dire diventare icona della femminilità con la consapevolezza del proprio potenziale sensuale. Una donna che sottolineava il suo essere adulta ed esibiva la sua vena sexy. La donna e il suo stile sono sempre stati sotto la lente d’ingrandimento della società e dagli anni ’50 sia la forma fisica che il look sono cambiati adattandosi ai canoni che ogni età imponeva. Gli anni ’50 possono definirsi gli anni dalle forme morbide e prorompenti, il seno, i fianchi generosi e un pò di pancetta erano le peculiarità che caratterizzavano la donna di quegli anni, una donna apprezzata e voluta per il suo essere bon ton. Oltre al corpo formoso, ai vestiti ampi e alle gonne a ruota, anche i capelli erano voluminosi con onde che cadevano sulle spalle. La figura della donna coinvolgeva e accoglieva, cosi come anche il suo sentirsi viva, perché vivi si sentivano un pò tutti dopo il periodo di guerra ormai lasciato alle spalle. C’era ottimismo, speranza e fiducia, e per questo la donna di quell’epoca si lanciava verso la cura di se stessa, mirava ad essere felice. Gli anni ’50 sono gli anni delle donne con il punto vita in evidenza ma soprattutto con la vita in netta ripresa. Soffermarsi su come si sentiva la donna degli anni ’50 è un pò come andare oltre e superare gli stereotipi fisici che oggi rendono tutti uguali. Piacersi e piacere non era dato dall’ossessione del fisico ma bensì dalla cura di se stessa e dal comportamento raffinato ed elegante.

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Gli charms, attimi di una storia!

Una vera e propria mania quella degli charms o semplicemente ciondoli, ne creano di tutti i tipi, la fantasia arriva ad alti livelli, ogni azienda ha la sua linea di charms, ogni brand cerca di affascinare potenziali acquirenti creando charms raffiguranti oggetti o esseri impensabili. Una tendenza che sta prendendo piede già da qualche anno, una moda che piace e non dispiace. Se ci riflettiamo sù, gli charms non sono solo ciondoli, non sono solo piccoli gioielli da indossare per mostrarli o farli tintinnare, ma sono delle preziose icone, personificazioni di qualsiasi cosa, dalla cosa più materiale possibile a quella più astratta. Uno charm chiama un altro, perché rappresentano il più delle volte la vita di ognuno, sigillano una promessa, testimoniano un momento, dimostrano un amore. Ognuno di essi porta con se un valore, un significato importante per chi lo sfoggia con entusiasmo. Il creare un bracciale con charms è quasi come comporre un puzzle, ogni pezzo ha la sua rilevanza e insieme ad altri prende una forma diversa. Diventano quasi il megafono dei sentimenti, il portavoce dei pensieri. Perché questi gioielli sono tanto affascinanti? Perché hanno il potere della personalizzazione, ognuno di essi viene scelto per il valore intrinseco che personalmente gli diamo. Uno charm può essere paragonato a livello di valore ad un tatuaggio. Tatuarsi la pelle è mettere per iscritto momenti e ricordi, dare una descrizione visiva a ciò che si sente, è cosi che può essere visto anche il ciondolo, protagonista indiscusso ormai del mondo dei gioielli. Gli charms sembrano non risentire minimamente delle stagioni e questi semplici accessori ormai sono diventati uno stile di vita. Avere uno charm in più è come aggiungere un altro attimo ad una storia, la nostra storia. Ogni elemento di questa storia si mostra e brilla, racconta e narra, diventa espressione individuale. Ogni attimo basta a se stesso ma è anche complementare, ogni charm da solo può rivelare un significato ma aggiunto ad altri può riportare un racconto.

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Gennaio e come vestirsi

Vestire a Gennaio vuol dire vestire i primi giorni dell’anno, e proprio per questo non è solo importante accogliere l’anno che è entrato con un look adeguato, ma riuscire a migliorare l’umore già dai primi giorni dell’inizio del nuovo anno anche solo indossando un colore in più o giocando con gli accessori. Ciò che di solito si pone in secondo piano sono i gioielli, e perché non sfoggiarli in un mese in cui i preziosi propositi dovrebbero prendere forma? Scegliere di portare metalli addosso non solo risulta simbolico ma impreziosisce qualsiasi outfit, dal caldo dell’oro giallo e oro rosa, allo scintillio dei cristalli e dell’argento. I gioielli vestiranno Gennaio e continueranno a festeggiare con il loro luccichio l’entrata del nuovo anno. A Gennaio cade anche il Capodanno Cinese che come sappiamo si esprime per simboli e segni, e quest’anno il suo simbolo/segno è il topo, e già diversi stilisti hanno dato sfogo alle raffigurazioni del topo, come Pinko per l’abbigliamento e Dodo per i gioielli. Un capo che risulta essere presente e molto usato in questo mese è il capospalla, dal piumino al cappotto, dall’eco-pelliccia al parka. In tutte queste varianti il capospalla diventa essenziale e non solo riscalda ma regala, a seconda del modello che si indossa, un aspetto eclettico. Il fatto che in questo mese si può osare con cappotti o piumini, di colori differenti e di svariate taglie e grandezze, pone poca attenzione a ciò che si porta sotto, ma anche una tuta o un capo casual non spoglierà di valore il look. Un valida alternativa ai capi suddetti sono la mantella o il poncho, entrambi danno l’idea che qualsiasi outfit può essere caldo e avvolgente. Altri due elementi che a mio avviso devono far parte dei look di questo mese sono le sciarpe lunghe e colorate che coccolano e completano la mise, e i guanti che non solo proteggono ma donano eleganza e sciccheria.

Gennaio è il mese del pieno inverno e con il nostro vestire diamo una forma ad esso, basta solo scegliere la forma giusta.

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Perché dovrei seguirti, perché dovresti seguirmi?

Perché dovrei seguirti? Cosa mi dai come valore aggiunto? Perché dovrei leggere ciò che scrivi e reputare interessante le tue foto e le tue captions che pubblichi sui social? Perché dovrei preferire la tua galleria e il tuo modo di vivere attraverso i canali di comunicazione rispetto ad un altro profilo? Perché dovrei essere attratto da te tanto da decidere di seguirti?

Domande più che lecite, che chi ha intenzione di seguire un determinato ‘personaggio’ dovrebbe farsi e dovrebbe avere risposte chiare dato che quel preciso profilo/personaggio ogni volta che si approccia ad un social dovrebbe fare a se stesso, cambiando un pò la formula ma mantenendo la sostanza. Perché dovresti seguirmi? Cosa ti regalano le mie parole o le mie foto? Perché dovresti seguire me o anche me?

Sono sui social in maniera assidua da circa due anni e ogni giorno cerco di ideare qualcosa di nuovo e originale, qualcosa che faccia conoscere la mia persona, qualcosa che dia a chi mi vede o mi legge una visione chiara di quella che è la mia personalità e di quella che è la mia identità. Cerco ogni giorno di creare argomenti che facciano riflettere, che siano da stimolo, da incentivo, cerco di regalare il mio punto di vista su quello che mi circonda. Cerco di essere più vera possibile. Il social è un mezzo molto potente e ci si dimentica della sua potenza tanto che i contenuti con cui veniamo in contatto o sono finti e falsi o non curati. Chi gravita in questo mondo è un ideatore di contenuti, è il produttore e il regista del film che vuole mostrare. Nella maggior parte dei casi però il film risulta pessimo e privo di valore e ciò che lo lascerà in quella dimensione è proprio il protagonista che il più delle volte è anche lo scrittore. Lui stesso, invece di porsi le domande che ho citato sopra, continua imperterrito nella propria arroganza di persona dotta, perché magari raccoglie followers, quindi seguaci, ma non una reale interazione e influenza. Con canale social letteralmente parlando si intende il canale di interazioni sociali, ma perché chi è carente di questo insiste ancora nell’ essere presente su un canale social? Difficile rispondere ad una domanda del genere, ma mi viene spontaneo affermare che non tutti sono fatti di materia (grigia), ma solo di corpo (fluido). Se mi vedo da spettatore ciò che mi fa decidere di seguire un profilo non è certo lo stesso tema, o le stesse tipologie di foto di altre mille persone, ma bensì il modo come viene affrontata una tematica, e l’unicità delle foto. Se mi vedo da attore allora mi dovrebbe seguire chi ha voglia di interagire con le parole, con le sfumature, con contenuti sempre diversi e con foto semplici ma curate nei dettagli, chi apprezza una persona precisa e non ripetitiva. Cosa fa distinguere un profilo da un altro? Non è solo l’essere fisicamente diverso e quindi avere colori e forma differenti, ma è il modo con cui ci si approccia al mezzo comunicativo, che a mio avviso coincide con il modo di vivere.

Perché un individuo dovrebbe interessarsi a te come persona? Per lo stesso motivo per cui dovrebbe seguirti!

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Vivere e vestire sfumature!

Una persona è fatta di sfumature, di caratteristiche che non hanno colori nitidi ma tonalità indefinite. Con il termine sfumatura si vuole intendere un passaggio graduale da un tono di colore ad un altro. Questo termine si usa in ogni campo, come nella musica con il quale si vuole sottolineare durante una esecuzione il graduale passaggio da una nota iniziale alla successiva, come nel linguaggio parlato in cui l’ intonazione cambia e come nella personalità di un essere umano, dove più elementi sfumati possono definire e fissare un carattere. Le sfumature sono date dalle azioni o dalla testa? Come si riesce a vedere se una persona ne possiede oppure no? Una persona che ha un carattere fermo e rigido può avere sfumature? Dove trovo le risposte a tutte queste domande? La mia umile penna può solo dire che dal mio punto di vista tutto sta nel pensiero di una persona, il pensiero muove e smuove tutto. Mi viene spontaneo e naturale dire che una Donna ha più sfumature di un Uomo, probabilmente perché noi Donne siamo molto più mentali, senza togliere niente all’ Uomo, ma risulta quasi una caratteristica di genere. C’è anche da dire che nella categoria Donna non tutte hanno le stesse sfumature. Le sfumature sono legate a ciò che uno pensa di una determinata cosa, di un determinato modo di agire e di essere. Se dovessi prendere una parola a caso, tipo seduzione, essa è appunto una parola il cui significato può avere diverse interpretazioni perché ognuno di noi dà a quel termine una nuance diversa, esiste la tonalità del vedo e non vedo, quella della bellezza, quella dell’essere mentale, quindi il pensiero altrui fa variare il colore. Le sfumature sono insite, c’è chi le mostra con coraggio e chi le nasconde oppure chi ancora non se ne è accorto. Leggere le sfumature di una persona è interessarsi di quella persona a tal punto che il modo in cui opera e l’operato in sé risulta vivido e con più colori, leggere un colore e vederci le sue gradazioni è come leggere un libro e capire la storia oltre le righe lette. Avere sfumature è come guardare diverse prospettive, la presenza di un colore deve esserci ma vederne la sua gamma regala alla personalità una completezza maggiore. Le sfumature non equivalgono a dissolvenza ma ad una mente aperta. Non fuggiamo dalle sfumature o da ciò che reputiamo non netto, viviamo e vestiamoci di esse!

“Dalla mollezza di una spugna bagnata fino alla durezza di una pietra pomice, ci sono infinite sfumature. Ecco l’uomo.”
(Honoré De Balzac)

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Omologazione, la nuova frontiera!!

Come esprimere a parole ciò che provo? Come mettere per iscritto sensazioni, pensieri, opinioni? Mi hanno sempre detto che riesco a raggiungere chi mi legge, che riesco con la mia scrittura, con il mio modo di raccontare, a far riflettere e far ‘viaggiare’ verso quel mondo che descrivo in maniera cosi dettagliata. Mi hanno sempre fatto i complimenti per come uso le parole quando scrivo, perché rendo chiaro concetti che possono essere di difficile comprensione e perché utilizzo i termini nel modo giusto dandogli significati vari e adatti al contesto. Ecco perché anche in questo articolo e con questo argomento voglio seguire la stessa linea.

Omologazione in termini figurativi è un processo culturale per il quale una cosa o una persona perde le proprie caratteristiche e i propri comportamenti peculiari uniformandosi alle tendenze o ad altri modelli. Ed è proprio questo che sto vedendo intorno a me. Persone che prima non avevano un determinato stile di vita e che ora si uniformano ad altri che hanno più riscontro e più consensi. Non si tratta di cambiare idea su un determinato modo di agire o sul volere una cosa che prima non si voleva, ma di avere comportamenti consapevoli che adattano il proprio essere a quello degli altri pur di ‘guadagnare’ seguito. Perché? Perché non hanno creatività, inventiva, perché copiare lo stile di vita altrui è la strada più facile per avere ‘successo’, maggiori risultati con minore sforzo, certo questa dovrebbe essere la teoria per eccellenza ma non si deve applicare a tutto e soprattutto non la si deve usare per fini del genere.

Chi si omologa a modelli altrui il più delle volte non sa neanche verso cosa si sta adattando, e risulta anche incompetente su ciò per cui si sta uniformando. Ciò che sostiene la mia tesi è il continuo vedere persone che pur di etichettarsi con lo stesso termine di altri, pur di avere la stessa considerazione di altri si cimentano in cose che non fanno parte della loro natura e di cui sono ignoranti.

Un profilo Instagram o Facebook deve avere una propria identità, perché chi ne è proprietario dovrebbe avere una motivazione diversa rispetto ad un altro, perché dovrebbe avere una vita diversa e perché dovrebbe essere unico nel suo genere. Ma quel ‘dovrebbe’ appunto è condizionale e non categorico ecco perché molti profili sembrano essere le brutte copie di altri. Stessa cosa accade per il mondo Blogger. Un Blog dovrebbe essere un diario di vita, di pensieri, di opinioni, di riflessioni, di considerazioni e di tutto ciò che si vive, non deve essere una vetrina di un centro commerciale o peggio ancora quella di un negozio delle pulci. ‘Firmarsi’ Blogger equivale a mettere in piazza ciò che si è, ciò che si pensa e si vive, non è certo un’esposizione di prodotti in cui si scopiazza la storia di ognuno di essi facendone campagna promozionale. E ancor di più, un Blog non lo si crea perché i canali social hanno finito di dare riscontro o perché si vuole un altro canale come espositore di prodotti. Essere ‘qualcuno’ senza avere le capacità per esserlo, aspirare a ‘qualcosa’ che non rientra nelle proprie attitudini non porta a niente se non all’ ennesima acquisizione di seguaci finti e comprati.

“Quasi tutte le persone sono altre persone. I loro pensieri sono le opinioni di qualcun altro, le loro passioni una citazione, le loro esistenze una parodia.”
(Oscar Wilde) Fate si che quella parodia si trasformi in una storia unica ed originale, e non in una finta storia di voi stessi!!

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Dicembre e come vestirsi

Dicembre è il mese dell’ inizio dell’inverno, quel mese che nei suoi primi 20 giorni ricorda vagamente l’autunno ma dopo abbraccia a tutti gli effetti le temperature invernali e con esse anche i maglioni oversize, i guanti, le sciarpe, i cappelli e tutto ciò che fa sentire caldo e raccolto. In questo mese i tessuti come l’eco-pelliccia e l’eco-pelle predominano in ogni look, rendono ogni outfit chic, come chic risulta lui stesso con tutte le sue feste. Dicembre è il mese in cui vestiamo con attenzione e cura, dalle feste natalizie alle feste di fine anno, e proprio per questo mese la parola d’ordine è eleganza. Non necessariamente eleganza vuol dire vestito firmato, o accessorio costoso, ma eleganza è sinonimo di intensità nel vestire e nello scegliere cosa indossare, nel buon gusto e magari perché no anche nell’ essere ricercati. Eleganza non è addobbarsi come ‘alberi di natale’ ma suscitare effetto anche con l’essenziale, perché quell’ abito semplice e sobrio dona alla figura uno stile quasi regale. Dicembre è il mese delle luci, del rosso e delle feste, tutti questi elementi si rispecchiano un po’ negli outfit che vengono proposti. In questo mese i negozi espongono una serie di capi sbrilluccicosi, dall’argento al dorato passando dal rosso tutti i vestiti attirano l’attenzione. Anche se non in maniera totale qualche dettaglio o particolare deve luccicare tanto da accendere la personalità. Il freddo che si incomincia a sentire in questo periodo non deve essere da ostacolo all’eleganza che questo mese deve avere come elemento base. Bisogna coprirsi ma sempre con gusto e con decoro. La scusa del freddo è un pò come la scusa del caldo in estate, che a causa del calore “non” si indossano vestiti, a causa delle temperature basse si indossano strati e strati di stoffa pesante e magari anche usurata o sciupata. I capi che maggiormente rispondono all’ esigenza di caldo ed elegante sono i dolcevita, le maglie o le giacche con il pelo, cappotti, mantelle e abiti lunghi di lana, abbigliamento e accessori in pelle. Un capo chic e utile per proteggersi è il body, una vera e propria chicca per il mese di dicembre. Mentre un accessorio che rende un look fashion è la cintura da usare su cardigan o su maglioni oversize, cosi da sottolineare la figura tenendo caldi. Insomma a dicembre il gelo ci fa coprire ma facciamolo con stile e accuratezza, ‘copriamoci di classe’ !

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Il collant e i suoi primi 60 anni!

Nel 1959 fece la sua comparsa il collant, inventato, per le varie lamentele della moglie, da un imprenditore americano dell’ industria tessile. Nel 2019 l’accessorio che rende la figura femminile ancora più sexy e seducente compie 60 anni. Mai come quest’anno le calze rivestono un ruolo predominante con le sue fantasia, i suoi tessuti e i suoi colori. Ogni azienda sembra superarsi per le varie proposte che presenta e la corsa ad avere un paio di collant all’ ultimo grido sembra rispondere all’ esigenze di ogni donna. Ogni decade è rappresentata da uno stile e ogni collant ha la sua espressione. Negli anni ’60 andavano di moda i modelli geometrici, negli anni ’70 invece predominavano i disegni cachemire, negli anni ’80 erano di tendenza le righe e negli anni ’90 si privilegiavano le stampe floreali, fino ad arrivare quest’anno alle scritte che in gergo tecnico si chiamano logomania. Il collant sembra quasi come se fosse una tela su cui sbizzarrirsi per far esaltare la femminilità di ogni donna. E noi donne non facciamo altro che vestirci di questa tela sia per risultare eleganti che per sentirci a nostro agio con abiti o capi di abbigliamento corti. Il collant ha una duplice funzione, la prima è quella di abbellire e decorare, la seconda è quella di ammaliare senza proferir parola. Le calze sono amiche dell’ immaginazione, raccontano solo con un movimento e firmano i look più svariati. Una gamba nuda non avrà mai lo stesso fascino di una gamba vestita dai collant. È come un cielo terso, sicuramente risulta bello perché limpido, luminoso e chiaro ma non avrà mai quell’ incanto che deriva dai colori del tramonto. Il collant non sente per niente i suoi primi 60 anni, li vive con fierezza e dimestichezza, li affronta con audacia e sicurezza, ci gioca con leggerezza e spensieratezza. Ogni calza nel suo genere rivoluziona l’essere donna, quindi i suoi 60 anni non sono solo candeline, ma sono il successo del cammino fatto fino ad ora. Un cammino lungo, sempre innovativo e originale, che ha attraversato momenti fanciulleschi e momenti trasgressivi, un cammino che ha aggiunto valore alle calze stesse, un cammino che fa del collant il migliore amico delle donne. Dalla maturità dei suoi 60 anni il collant può infondere pillole di saggezza mostrandosi nei più disparati tessuti e disegnando il carattere e il sex appeal di una Donna.

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La bellezza è sicurezza!

La bellezza è sicurezza. Queste due parole viaggiano sulla stessa lunghezza e si intersecano tra di loro rimandando ad un concetto non banale ma molto importante. In questo articolo voglio riflettere e far riflettere su come una foto semplice e all’ apparenza comune riceva più consensi rispetto ad una foto in cui il soggetto è abbellito. Più volte ho parlato del mondo dei Social e in questo caso voglio riferirmi ad essi proprio per quello che trasmettono attraverso una foto. Facebook e Instagram hanno una vita diversa, nel primo si possono condividere anche contenuti senza l’apporto di foto, ma nel secondo la foto è la protagonista e ciò che fa da cornice è la caption o descrizione di quella determinata foto.

Se dovessimo tralasciare la bellezza di una foto che si vede attraverso la luce, i contrasti, il gioco di filtri e via dicendo, ma dovessimo soffermarci solo ed esclusivamente all’oggetto che raffigura e ritrae quella foto, allora perché affascina e attira di più un’ ambientazione quotidiana, a volte domestica, naturale e semplice senza decori, trucchi o altri abbellimenti? Ho notato che quando mostri la sicurezza di ciò che vivi, di ciò che sei, quando attraverso uno scatto esprimi la consapevolezza di ciò che vuoi trasmettere, quando succede tutto questo i consensi di chi ti segue o anche di chi ti vede per la prima volta aumentano in maniera eccezionale. La bellezza è sinonimo di sicurezza e viceversa, un binomio che ha un potere indescrivibile, la bellezza la si vede e la sicurezza la si sente. La tangibilità di entrambe deriva dalla coscienza di vederle unite. La bellezza di una foto viene sottolineata e attestata dalla luce della sicurezza che si intravede attraverso la posa, il contorno che circonda l’oggetto, attraverso l’espressione e soprattutto attraverso ciò che si indossa, ma non è dato dal capo in sé, dato che tutti potrebbero vestire quel determinato abbigliamento, ma è dato da come lo si indossa e lo si porta. Più la figura che si vede emana sicurezza più quella foto risulta bella in maniera oggettiva. Definire la bellezza come sicurezza vuol dire che quella bellezza è raggiungibile, non è distante, che quella bellezza non deriva da altre cose che si aggiungono ma che scaturisce da un qualcosa di interiore, da qualcosa che è accessibile a tutti basta solo crederci. Un vestito strutturato sarà sicuramente bello a priori ma rimarrà lontano, verrà visto con ammirazione ma con la consapevolezza che quel vestito farà figura anche da solo. Un modesto look attirerà di più perché dietro quel ‘modesto’ si coglierà la sicurezza che la persona diffonde, e lo si vedrà come una possibile conquista. Un pò come la ragazza o il ragazzo della porta accanto, acqua e sapone, cosa porta a preferire più loro che qualcuno artefatto e perfetto all’apparenza? Beh sicuramente la sicurezza di mostrarsi cosi come sono che è sintomo di bellezza.

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Novembre e come vestirsi

Novembre è l’ultimo mese dell’ autunno, è un mese un po’ cupo e grigio, un mese in cui l’ autunno si manifesta con la sua pioggia e la sua nebbia, un mese in cui l’ abbassamento delle temperature ci prepara al freddo. A Novembre il foliage dei boschi entra nel vivo e sembra che l’ umore ne risenti tanto da mostrarsi nei capi che si indossano. I colori di questo mese sono l’ arancione, il rosso, il marrone cannella e il giallo miele, anche se poi si predilige il nero e il grigio, proprio perché entrambi personificano il mood novembrino. Novembre il più delle volte sembra annunciare la ‘depressione invernale’, molti subiscono questo stato d’animo ecco perché bisognerebbe superare questo momento vestendosi sempre con un colore che illumini e che infondi allegria. La scelta di un colore che ravviva non deve necessariamente ricadere su tutto l’ outfit ma basta anche solo una sciarpa o un paio di scarpe o un top per creare quella luce giusta in un look di Novembre. Brillare in un mese relativamente ‘piatto’ deve essere la parola d’ordine, quindi tessuti lamé sono di grande tendenza, capi con paillettes o ancora tessuti argentati, dorati o ramati, devono essere presenti in ogni armadio. Tutti i negozi, dall’ intimo alle boutique, presentano un vero must per questo mese, il dolcevita a costine da abbinare con qualsiasi cosa. Altro capo che veste Novembre sono i maglioni, dai corti agli oversize, dai monocolori a quelli con stampe multicolore, insomma un capo che oltre a tenere caldo dai primi freddi vivacizza i look. Novembre sembra il mese dei ricordi, il mese che ricorda lo stile antico e un po vintage, sembra carta sbiadita, quasi un mese in cui il colore tace e proprio per questo dobbiamo pensarci noi quando ci vestiamo. L’ inizio del freddo, le giornate corte, il buio che incombe già alle 17 del giorno fa sentire Novembre come il mese ‘morto’, ma se lo si guarda da un’ altra angolazione allora potremo vestire noi questo mese dando un nuovo smalto ad ogni giorno. Le gonne lunghe o midi abbinate a stivaletti e stivali, anche di gomma per far fronte alle piogge improvvise, sono doverose e rendono la figura chic e audace. Il parka o il trench insieme ai cappelli, ai baschi o berretti, proteggono e si sposano bene con il meteo di Novembre. Un indumento da non sottovalutare è il vestito in cotone o tessuto leggero, dato che la pioggia porta umidità allora si sconfigge la possibilità di sudare indossando questo capo. E per chiudere il look di Novembre, l’ombrello a portata di mano è l’accessorio che non deve mai mancare.

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Il Made in Italy: due realtà che con orgoglio portano questo marchio!

Made in Italy è un’ espressione che compare su prodotti d’ eccellenza, prodotti che sottolineano la progettualità, l’ idealizzazione e l’ artigianalità esclusivamente italiana. Il Made in Italy sembra una dicitura atta a richiamare una realtà in cui tutto ciò che gravita risponde a regole di qualità, innovazione, raffinatezza, fantasia, cura dei dettagli e capacità di durare nel tempo. Ogni nazione racchiude nella parola Made i propri tratti distintivi, una sorta di biglietto di identità e da visita, e questi tratti sono caratteristiche che risaltano nei prodotti tanto da definirli esclusivi. Il marchio Made in Italy rappresenta creatività e maestria, ecco perché in tutto il mondo questo marchio ha un valore inestimabile, e possedere un prodotto Made in Italy rende orgogliosi e vanitosi, quasi come se tutti fossero disposti a fare piccoli sacrifici pur di essere in grado di acquistare un articolo di produzione italiana. E proprio per pavoneggiarci ancora di più il Made in Italy è stato classificato il terzo marchio al mondo per notorietà, secondo alla Coca Cola e alla Visa.

In questo mese ho potuto provare personalmente cosa si intende Made in Italy grazie a due aziende di settori diversi e di regioni diverse che mi hanno inviato i loro prodotti di punta. Ciò che le accomuna sono elementi basilari come la serietà e la professionalità, l’ area geografica in cui sono nate, il Sud, e la passione che trasferiscono in ogni loro prodotto. Il marchio Made in Italy che queste due aziende esibiscono con un alone di gloria lo esprimono nella dedizione e operosità che mettono nella cura delle materie prime. La prima azienda che in ordine di contatto mi ha inviato i suoi prodotti nasce nel Salento e prende il nome dal paese in cui è sbocciata, Diso, da qui I SANTI DI DISO. Un’ azienda che con i suoi prodotti cosmetici e nutraceutici personifica il forte legame con il territorio in cui sorge. Quando ho provato i loro cosmetici, che sono costituiti da elementi naturali senza alcuna ingerenza di sostanze chimiche, la mia pelle ha assaporato e si è goduta la mediterraneità dell’ Italia, odori, profumi e consistenza hanno amplificato i miei sensi e trasportato in quella terra dove i colori della natura si esaltano e diventano i protagonisti indiscussi.

L’ altra azienda che incarna l’impronta del Made in Italy è SLim ITALIA. Una realtà aziendale che si trova in un paese della Sicilia, Gela, e che firma con il tratto distintivo della italianità ogni prodotto che crea. Ogni loro accessorio risponde a leggerezza, dinamicità e originalità oltre che a modernità, passando per la comodità. Quando ho ricevuto il loro zaino antifurto multiaccessoriato ho subito notato l’attenzione nei dettagli e nel rendere chi lo riceve il più soddisfatto possibile, non si tratta solo di puntare all’ unicità ma di interessarsi, con i loro oggetti, all’appagamento totale nell’ utilizzo.

Quando si acquista un prodotto Made in Italy non si compra solo il prodotto ma tutta la storia e la personalità di ciascuna azienda italiana!

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Un potere da non sottovalutare!

Ecco cosa vuol dire guardare da più prospettive, cosa un unico evento ti porta a vedere e ti dona come bagaglio culturale ma anche come conoscenza sociale. Ecco perché questo blog raccoglie le mie visioni che hanno diverse direzioni, ed ecco perché non voglio essere la voce ‘presuntuosa’ ma solo ‘mostrare’ cosa i miei occhi e le mie orecchie percepiscono rielaborando il tutto con la mia mente. L’evento che ha coinvolto la mia città dal 10 al 13 ottobre è stato l’ Internet Festival, un festival iconico che tratta di tecnologia, di forme di futuro e di altri argomenti legati al mondo della rete. Parla di cultura digitale e di tutto quello che si esprime in questa dimensione e realtà. La città ospita in ogni suo angolo tematiche, presentazioni e personaggi che parlano e fanno parte del mondo digitale. Alle volte si perde o si trascura il potere che la rete può avere, l’influenza che tutto ciò che viaggia all’interno di essa può ‘manovrare’. Non si pensa a quanto costa quell’influenza, a quanto condiziona determinate persone, le loro scelte e i loro gusti, insomma la loro quotidianità. E ciò che risulta a mio parere ancora più sonoro, è che non si pone il giusto peso a ‘fenomeni’ che escono da questo contenitore. Per non parlare in maniera astratta, durante questa manifestazione sono entrata a contatto con una realtà che dovrebbe darsi delle regole, in altri articoli ho parlato di Social ma in questo voglio mettere l’accento su quando il Social si incontra con la realtà.

I protagonisti dei Social sono diventati degli idoli ma non perché hanno un ‘messaggio’ da inviare, o perché hanno inventato o creato un qualcosa ma perché mostrano la propria quotidianità e ciò che fanno dalla mattina alla sera. Da canali come Youtube ad Instagram questi ‘personaggi’ di età adolescenziale, quindi 15/16 anni, contano milioni di seguaci e migliaia di visualizzazioni, per cosa? Per cosa la loro giovane età potrebbe essere di interesse per un target altrettanto giovane? Perché la notorietà che acquisiscono sui Social a questa età diventa motivo, primo, per innalzarli ad idoli e, secondo, per imitarli? Non ho le nozioni giuste per rispondere in maniera scientifica a queste domande, ma una cosa certa è che un comportamento del genere porta molti giovani a fare di tutto pur di farsi vedere dall’universo, ed ecco dove sta il valore della rete. Non sono contraria alla presenza dei ragazzi sui Social, e quindi all’esprimersi come meglio credono, ma ciò che la mia integrità mi porta a dire è riuscire a selezionare cosa il mondo della rete regala e cosa invece può essere solo guardato, senza emularlo o aspirare ad essere qualcuno che non fa nient’altro più di te. Il Social sembra stia dando il messaggio che tutto è possibile anche senza un minimo di preparazione e contenuti da divulgare e condividere. Arrivare a raggiungere numeri di seguaci cosi grandi in Instagram o in Youtube da parte di giovani adolescenti senza che abbiano fatto niente ma solo perché mostrano cosa fanno durante la giornata o solo perché affrontano temi comuni, non dà valore al mondo Social ma crea una certa confusione e mescola ciò che è finto con ciò che è vero. Quasi come per magia una volta raggiunto un certo seguito questi ragazzi diventano autori di romanzi e quando partecipano ad eventi in cui presentano il loro romanzo ‘consigliano’ i loro ‘fan’ a comprare il libro come biglietto di partecipazione alla presentazione. Ad un’età prematura già si sentono persone complete in grado di suggerire modi e stili di vita.

La rete con il tempo si è evoluta cosi come i Social sono cambiati, ma seguire i cambiamenti non vuol dire uniformarsi alla massa, ognuno è protagonista della propria storia, non facciamo diventare gli altri i protagonisti indiscussi. Non creiamo modelli dove non ce ne è bisogno e non facciamo divenire fenomeno una qualunque persona. Vivere e navigare in rete deve arricchire non deve annullare la personalità di ognuno, o addirittura essere da ostacolo.

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Ottobre e come Vestirsi!

Ogni mese risplende attraverso quello che indossiamo, quindi eccovi il primo articolo che apre le danze al tema il “Mese e come vestirsi”. I mesi scandiscono le stagioni, ma presi singolarmente sono la somma di diversi look e outfit, sono il riflesso di diversi colori e ogni mese porta con se un evento o un’occasione quindi sono l’espressione di quello che indossiamo. Ogni mese sembra diviso in due, la prima decade che richiama il mese precedente, e la seconda parte in cui il mese si manifesta e diventa con gli abiti quasi una personificazione. I mesi hanno anche un sapore personale, vengono sentiti diversamente da persona a persona e di conseguenza ci si veste a seconda delle sensazioni. Altro elemento che influisce è la moda, le tendenze che escono mese dopo mese influenzano il nostro vestire.

Ottobre è il mese dei colori delle foglie, dei colori della frutta del periodo, dei colori cangianti dei tramonti, dei colori della natura, dei colori caldi, ottobre è il mese del rosso e del marrone, del giallo e dell’arancione, del violaceo e del verde, colori forti e decisi, non facili da indossare ma che hanno il potere di avvolgerti in un caldo abbraccio. Durante i primi giorni di ottobre non solo il tempo ma anche i capi che indossiamo sentono la nostalgia dei mesi estivi e quindi sfoggiamo ancora magliette a maniche corte, abiti senza calze e sandali. Non dipende solo dal meteo che cambia e quindi dalle temperature che scendono ma è come se il corpo avesse bisogno di un pò di tempo per abituarsi a coprirsi, è per questo che i primi dieci giorni del mese il nostro look risente del sapore settembrino. Appena passa questa prima decade ottobre si veste di capispalla midi con sotto magliette sottili a collo alto e manica lunga. In questo mese si esibiscono giacche di pelle o ecopelle, blazer di ogni tipo, giubbotti jeans e bomber varsity, gli intramontabili trench, i pantaloni gaucho, le felpe e gli abiti sopra le maglie. Ottobre è il mese che preferisco dell’autunno perchè ha carattere, perchè prende in mano la stagione e perchè ci porta nelle braccia del freddo. È ottobre che ci guida ai primi acquisti di stagione ed è proprio lui che definisce il look dopo l’estate. Si sottovaluta la sua importanza ma a lui si deve dare il merito del tempo che ci serve per prepararci al periodo freddo. Ottobre è il red carpet dei look pre-invernali, degli outfit che osano e azzardano, è il mese degli alberi che si spogliano e lasciano il palcoscenico ai nostri abiti.

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Termalismo: una vera filosofia di vita!

Il Termalismo è una filosofia di vita a cui ci si avvicina e non si abbandona più. Sarà perchè sono stata sempre affascinata dall’antichità, sarà che ne ho fatto la mia laurea, o sarà solo per il prendersi un momento in cui tutto si riequilibra, in cui il corpo e la mente si trovano in uno stesso luogo, in cui entrambi diventano un tutt’uno trasformandosi in benessere totale, sarà per tutto questo, ma vengo rapita da questa filosofia ogni volta che ne ho bisogno. Credo che il vivere il mondo termale in strutture adatte ed adeguate faccia parte del mio essere. Detto in termini semplici, il termalismo visto come cultura che unisce lo studio delle acque al benessere fisico e spirituale per l’uomo non viene amato da tutti, anzi alle volte si ha una superficialità e un disinteresse a capire cosa questi luoghi termali regalino all’essere umano. L’ambiente termale porta il corpo e la mente a parlare tra loro, in silenzio e usando i sensi e le stimolazioni che provengono dalle varie dimensioni in cui si entra. Il culto e la disciplina termale sono tratti caratteristici delle epoche etrusche, ellenistiche e soprattutto romane, i fruitori non facevano altro che usufruire di questi posti per entrare in contatto con il proprio corpo e la propria mente utilizzando i benefici naturali. Si tralascia spesse volte l’importanza di entrare in questi ambienti proprio perchè non si da il giusto valore, ed ecco il motivo di questo mio articolo sull’argomento e sulla mia esperienza ai Bagni di Pisa di San Giuliano Terme.

Una struttura del ‘700 che accoglie con eleganza e cortesia, una struttura che fu dimora estiva del Granduca di Toscana e che oggi ospita un Hotel prestigioso e una Spa di lusso che si estende per tutta la sua superficie con piscine e vasche termali. Le architetture e i marmi ricordano la suggestione del periodo antico. I soffitti sono affrescati e gli arredamenti sono sontuosi e in più vanta una vista spettacolare dei colli adiacenti. Insomma, entrare in questo luogo incantato e magico mi ha fatto respirare e assaporare il valore della pausa, del silenzio, e della disconnessione. Il tatto, la vista, l’udito, il gusto e l’olfatto mi hanno connesso a questo ambiente suggestivo tanto da ricordarmi di fermarmi un attimo e affamare il rapporto con me stessa, allenare e conservare la forma di questo rapporto. La Natural Spa del resort ha avuto riconoscimenti internazionali e con le sue proposte alletta mente e corpo. Un Palazzo che ospitò Mary Shelley, l’autrice di Frankenstein e suo marito Percy Bysshe Shelley, il grande poeta, un viaggio nel tempo e in quel romanticismo ormai passato.

Le terme vengono erroneamente viste come un ozio e quasi come un ‘sonno perpetuo’, ma in realtà dovrebbero essere viste e vissute come fonte di ispirazione e di stimolo per affrontare al meglio le intense giornate quotidiane. Le terme sono luoghi che permettono il recupero della dimensione interiore, e se facessimo come gli antichi romani questi posti porterebbero a crescere e distaccarsi dal caos facendoci immergere in ambienti rilassati che favoriscono le migliori idee.

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Un’ intervista inaspettata

“Gentile responsabile di Le dritte di Simo, mi chiamo Alice e sono la responsabile dei contenuti di Rolling Pandas. Volevo farle i miei complimenti per il suo sito, i nostri lettori ce l’hanno segnalato e per questo vorremmo proporvi un’intervista sul nostro blog.” Queste sono le parole che ho letto appena ho aperto l’email e quando sono andata a scoprire il loro sito sono rimasta più che felice di avere un’opportunità del genere. Essere intervistata dal primo portale italiano di viaggi, che è noto per la sua professionalità, serietà e per essere stato citato da testate giornalistiche come La Stampa, Il Secolo XIX, Cosmopolitan, l’Agenzia di Viaggi Magazine, mi ha inorgoglito. Il tema dell’intervista è ‘la Moda come riflesso della cultura’ e dato che ho sempre visto lo stile come una forma di cultura, eccomi rispondere a Rolling Pandas

Raccontami qualcosa su di te e su come nasce il tuo blog

“Mi Chiamo Simona Iannini, ho conseguito gli studi in Conservazione dei Beni Culturali con indirizzo Archeologico a Pisa, dove son rimasta perchè mi sono sempre sentita come a casa avendo sostituito in modo egregio il ruolo che fece la Calabria fino a 18 anni. Il mio vivere ha in se un pizzico di follia che dona pepe al resto e di sensibilità che regala attenzione anche alle piccole cose. Fin da quando ho avuto una penna in mano lo scrivere racconti ha rappresentato il mio modo di viaggiare, le mie parole sono state sempre lo strumento con cui vedevo nuovi mondi. Un giorno quasi per caso parlando con una mia amica mi son detta perchè non unire la mia penna all’amore per lo stile e la moda? E quindi ecco che due anni fa il mio Blog ha detto la sua prima parola e da quel giorno un susseguirsi di brevi articoli sulla moda, sui diversi stili di vita, su nuove tendenze, su eventi di vario genere, hanno saziato le sue pagine. Le parole che scrivo nel mio Blog sono le ali del mio pensiero e oltre a dare delle ‘dritte’ voglio far riflettere su quello che magari sappiamo già o su cui non siamo a conoscenza. Il mio Blog vuole prendere per mano e far ammirare le novità o solo ciò che sfugge!”

Pensi che lo stile di un paese rispecchi ancora la sua cultura o, in un’era globalizzata, la moda è diventata un linguaggio comune a tutto il mondo?

Siete curiosi di sapere come ho risposto a questa domanda e alle altre?

Continuate a leggere l’intervista integrale su https://blog.rollingpandas.it/blog/la-moda-come-riflesso-della-cultura

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Il Sottobosco è uno stile di vita?

Sottobosco secondo il vocabolario Treccani vuol dire in modo figurativo “il complesso delle persone che operano, in modo più o meno regolare e lecito, all’interno o ai margini di un’attività o di un’organizzazione di vaste proporzioni e dotata di ramificazioni e connessioni in vari settori”.

Volevo iniziare con mettere in chiaro cosa vuol dire il termine Sottobosco che sarà il concetto chiave di questo mio articolo. Un articolo un po diverso dal solito ma che in realtà non si distacca dalla natura del mio Blog, che parla di stili di vita, di nuove tendenze e di ciò con cui vengo a contatto. E in tal senso il Sottobosco è una sorta di stile di vita. Se questo termine lo si collega al mondo social ed in particolare al mondo di Instagram, allora la sua peculiarità di stare ai margini di una attività fa perdere di vista il senso morale dei comportamenti. Sottobosco nel virtuale, nel social, e in questo specifico caso in Instagram, è sinonimo di ‘mostrare chi si è realmente’. Instagram è diventato una sfilata di profili falsi che pur di accaparrarsi un momento di ‘visibilità’, dietro le quinte e quindi nel Sottobosco scalcia e sgomita a suon di doppiogiochisti. Quasi come se fossimo su un ring da boxe, con l’intento di vincere sull’altro sferrando il pugno con più forza e indirizzando quel colpo verso più parti. Molti si difendono nel Sottobosco, in quella micro dimensione che sta dietro la galleria di foto che sono l’interfaccia di questi profili, con una frase che recita “la realtà non è questa, la realtà è quella che viviamo al di fuori del social”. La realtà è ciò che esiste effettivamente e concretamente, e dato che chi parla attraverso un display esiste concretamente ed effettivamente, anche sul social esiste la realtà. Nel Sottobosco ci sono frasi che vengono usate quasi come fossero la riproduzione di un disco rotto “uso Instagram per passatempo e per gioco, per evadere dal quotidiano”, ma se la priorità la si dà al quotidiano allora perchè diventare belve assetate di like e commenti? Perchè trasformarsi in ladri di foto e di caption? Perchè essere bugiardi nei comportamenti facendo la faccia d’angelo con una persona mentre la pugnali alle spalle? Il Sottobosco di cui vi sto parlando è un microcosmo fatto di profili che gravitano su Instagram in maniera palese per chi vive quel Sottobosco, in maniera celata per chi non ha la minima conoscenza della sua esistenza. Come in ogni realtà e dimensione l’educazione e il rispetto devono essere le fondamenta di un rapporto umano, ma in questo Sottobosco queste fondamenta si sgretolano lasciando spazio a cattiveria e ignoranza. Il pubblico fruitore di questo social non vedrà mai la vera faccia di chi si nasconde dietro a foto ritoccate, descrizioni fatte per prendersi il consenso della gente e argomenti studiati a tavolino perchè fanno audiance. Vedrà profili infiocchettati e resi belli, gentilezza e ingenuità, tutto questo perchè non sarebbero altrimenti profili seguiti.

Come nella vita di tutti i giorni e in qualsiasi ambito devi mostrare sempre quello che sei, anche nella vita di un social non devi dimenticare quali sono i capisaldi delle norme di comportamento, altrimenti bisogna assumere che chi si presenta nel Sottobosco è la stessa persona che è nella realtà fisica.

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L’ essere Nerd!

L’essere Nerd all’ inizio era sinonimo di persona, uomo o donna, mingherlina, con occhiali e sempre immersa in maniera totalizzante nei suoi interessi di tecnologia o informatica, fumetti o videogiochi, o interessata a modellini in azione o al fenomeno cosplay. Il suo vivere si è sempre rispecchiato anche nel modo di vestire, un abbigliamento casual, insignificante, non di tendenza, capi dal gusto anonimo e semplici senza fronzoli. Nel tempo la figura di Nerd si è leggermente modificata, non sul suo significato dato che si continuano a chiamare con questo termine tutti quelli che hanno una smisurata conoscenza delle proprie passioni, ma sull’apparenza che non risulta più dimessa. Un Nerd non si è mai vergognato di ciò che è e di ciò che gli piace, il Nerdismo è un atteggiamento mentale, è uno stile di vita. Da qualche anno è nato a New York un movimento dal nome Avant-Nerdismo, una corrente sociale che sottolinea ciò che conta, ovvero l’importanza di quello che si ha in testa, di quello che si pensa, preferibilmente con un pizzico di genialità, l’ idolo di questa corrente è Bill Gates.

Comodità e praticità nel vestire, di questi requisiti si preoccupa un Nerd, non gli interessa di sfoggiare un capo o un accessorio cool, non ha importanza se tutti i giorni porta lo stesso colore di maglietta, la sua attenzione non la ‘spreca’ a scegliere cosa indossare, ma il suo obiettivo è impiegare il proprio tempo a smanettare sul computer, a farsi una scorpacciata di serie tv, a giocare ai videogiochi, a passare ore a leggere fumetti o a sapere tutto di fantasy o fantascienza. Dalla fase iniziale di Nerdismo, in cui il Nerd era quello un pò sfigato e messo da parte dalla società, ora si è passato all’espressione della sua stessa passione, attraverso magliette, gadget, accessori, tanto da diventare anche di moda. Il Nerd di oggi è sempre proiettato alla conoscenza ultra-specializzata di ciò che gli piace ma lo fa, dandone una manifestazione tangibile, anche attraverso l’abbigliamento.

Diverse aziende si sono specializzate in creazioni di capi che rimandano ai maggiori film fantasy, a icone manga, e a tutto il mondo dell’informatica e delle tecnologie. Lo stile Nerd è passato dallo ‘sfigato’ all’essere di tendenza, e i suoi look personificano i beniamini delle passioni che segue. Qualsiasi sia l’oggetto di interesse anche l’abbigliamento ne risente e allora non nascondiamo quel poco di follia che la mente ci riserva!

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La scelta di un Brand rispetto ad un altro

Vi siete mai chiesti quale sia la motivazione principale che ci porta a scegliere un brand rispetto ad un altro? Vi siete mai soffermati a pensare perchè acquistiamo una firma piuttosto che un’altra? Io ho notato che chi ha chiaro ciò di cui ha bisogno e soprattutto conosce lo stile che più si addice al suo carattere e alla sua personalità, allora è cosciente del perchè predilige un brand e non un altro. È pur vero che di un’azienda si può preferire un accessorio ma non un capo di abbigliamento, un capo intimo ma non la linea cosmetica, oppure di un determinato marchio ci può piacere un solo prodotto creato per una precisa stagione. In questi casi non è il brand che fa da padrone ma è lo stile di quell’articolo che decreta la nostra scelta. Altre volte invece si favorisce un brand perchè la promozione, la maggiore commercializzazione, influenza il modo di vestire e quindi anche lo stile da indossare. Altro parametro da non sottovalutare che fa primeggiare una marca invece che un’altra è la disponibilità economica, se in quel preciso momento non si può acquistare un capo o un accessorio di un brand non lo si fa perchè non si vuole, ma perchè il prezzo è talmente esoso che si ripiega in quello più raggiungibile. Quando siamo davanti ad una domanda del tipo “dimmi il tuo brand preferito” la mente viaggia e subito immagina magliette, abiti, borse, scarpe che possediamo o che vorremo possedere di quel particolare marchio, e la risposta è dettata da ciò che per noi rappresenta quella firma. Il valore di un brand non si vede dalla grandezza del logo o dalla sua esagerata distribuzione, ma dalla qualità delle materie prime e dalla serietà dell’ azienda. Questi elementi a mio parere dovrebbero portare a scegliere un marchio invece che un altro, ma il più delle volte si nota che è la popolarità a dettare legge. L’unicità dovrebbe essere un requisito importante nella predilezione dei marchi, ma spesse volte sfoggiare la marca che va più di tendenza, o avere un capo che è in voga, fa acquistare un brand anziché l’altro. Ogni brand ha un proprio carattere, non scegliamolo perchè tutti lo fanno o perchè risulta più famoso, ma preferiamolo perchè lui ci seduce, ci emoziona, e con lui troviamo una relazione.

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I Social Network: tra realtà e finzione!

Realtà o finzione? Questa domanda me la pongo soprattutto quando una persona o un personaggio si interfaccia attraverso un display, quando esso stesso comunica e interagisce attraverso uno schermo, certo questo può accadere anche nella realtà ma è più usato chiederselo nel virtuale. Alle volte sembra prassi rispondere a questa domanda con un “ma io non faccio vedere tutta me stessa, io uso una maschera, perchè voglio tenere intatta la mia privacy”. Mostrare come si è attraverso un Social non vuol dire violare la propria privacy, anche nella vita reale la si dovrebbe proteggere, ma vuol dire non usare artifizi, trucchi, essere semplicemente quello che si è. Non esibire alcuni lati del proprio carattere non è sinonimo di creare una figura ad hoc che non corrisponde al vero. Certo, con il tempo il confine tra i due mondi potrebbe confondersi, il personaggio che appare sui Social potrebbe confondersi con quello che è nella realtà, ed è proprio lì la base su cui metto il focus. Se una persona si presenta per quella che è non creerà mai confusione ma rimarrà tale e quale a quella che è in natura. Nella realtà c’è la rincorsa alla carriera, a superare i propri limiti, a crearsi un ruolo di prestigio o comunque di rilievo, e a mio avviso l’ambizione sana non ha mai fatto del male. Sui Social c’è la gara a quanti like prende un post, a quanti seguaci e messaggi si hanno, c’è una continua rincorsa a raggiungere e superare il prossimo, e questo dietro ad un display è più facile farlo inventandosi una vita finta o una realtà apposta. Il detto non è tutto oro quel che luccica sembra corrispondere ad un vademecum dei Social. L’ostentazione ha confini labili, è facile essere esibizionisti se non si fa vedere il proprio essere, si fa sfoggio della felicità, dell’essere sempre perfetti anche di prima mattina, del mostrare sempre giornate interessanti e molto impegnative in maniera cosi semplice che si può cadere nell’essere oggetto di invidia. Con il tempo il fine principale dei Social si è perso o è rimasto solo nella mente di alcuni, il fine ultimo era ed è sempre stato la condivisione e non lo sfoggio di una dimensione fatta di orpelli. Uno dei maggiori Social più in voga in questo momento è Instagram, dove la finzione è rasente alla follia. Ci si inventano finte collaborazioni con aziende, ci si inventa la partecipazione ad un evento o addirittura un viaggio pagato da un’agenzia. Insomma pur di far risplendere la propria vita sui Canali Social tutto sembra essere diventato lecito. Pur di far vedere che l’erba del nostro giardino è sempre più verde allora si nasconde l’essere vero. Non voglio fare tutta un’erba un fascio, ma i Social Network oltre ad essere strumento che accorcia le distanze tra persone, è un campo in cui ci si mette in gioco. O che lo si faccia in maniera ludica o che lo si faccia perchè ci si crede, la base con cui lo si fa deve essere sana, onesta e proficua. Se si vuole stare sui Social bisogna ricordarsi che ‘si è quello che si mostra di essere’, quindi se ci manifestiamo finti allora si è finti altrimenti si è reali! Non bisognerebbe perdere l’occasione di farci conoscere così come siamo, esporci senza sovrastrutture, non si dovrebbe preparare a tavolino una vita patinata e formale. Decidiamo noi di salire sul palcoscenico ma facciamolo senza imitare o fingere.

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Anche in estate la città deve vestirsi di gusto!

Se si dice che l’abito non fa il monaco io dico che il luogo invita a vestirsi in maniera adatta e consona, un pò come fanno le stagioni che fanno scoprire e fanno coprire. E proprio su questo aspetto mi voglio soffermare. Che sia inverno o estate quando si passeggia o si cammina in città il buon gusto non deve mai mancare. Non credo sia solo un fatto di temperatura ciò che porta ad indossare look non adeguati alla city durante i periodi estivi, ma credo sia un vedere questa stagione come un ‘tutto è lecito’. Se in pieno inverno si vedesse indossare un paio di infradito mentre si passeggia in città sicuramente si rimarrebbe interdetti e la stessa cosa può accadere in estate incontrando ‘look da spiaggia’. Nella stagione estiva andare in giro per la città, andare alla scoperta di angoli nascosti o solo andare a fare shopping, richiede cmq un’accortezza nello stile da sfoggiare, non si parla di agghindarsi ma solo di porre attenzione a cosa si indossa. Il caldo torrido non deve essere il motivo per cui si sceglie di mettere qualsiasi capo pur di stare freschi e di sudare il meno possibile, anche in questo periodo il galateo e un minimo di contegno devono essere sempre elementi da considerare fondamentali. Basta poco per perdere credibilità quindi perchè rischiare? Copricostume e caftani non fanno parte dei capi da città, anche il nome stesso riporta a località di mare, quindi si possono sostituire con abiti di lino o completi in cotone prediligendo come colore tonalità chiare. Micro shorts o gonne inguinali risultano abiti succinti quindi non adatti alla vita da città, come anche top a fascia o maglie con le spalle completamente nude, alternativa a questi capi possono essere pinocchietto o bermuda sotto il ginocchio, gonne lunghe o ad un altezza media e magliette leggere o bluse. E ancora la canottiera a costine, tipo alla Marlon Brando in un noto film “Un tram”, non si addice alla città magari basta solo metterci sopra un blazer di lino e tutto diventa più elegante. Altro capo da considerare poco pertinente alla città è il bikini indossato al posto della lingerie, non si porta nei mesi invernali perchè farlo nei mesi estivi? Semplici accorgimenti che ripagano in stile ed eleganza. Non sono dogmi da seguire, non sono comandamenti da osservare ma sono banali linee guida da prendere per non scivolare in volgarità e cattivo gusto.

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Bianca come il latte o nera come il carbon?

” Quel vestito di quel colore ti donerà molto con l’abbronzatura” Perchè la compera di un capo in questa stagione deve rispondere alla tendenza abbronzatura? E se l’abbronzatura non fosse pìu di moda? E se si rinunciasse ad avere quel colore da tintarella che sembra sia l’unica ragione dell’estate? E ciò non vuol dire rinunciare al mare e a questa stagione tanto amata da tutti, ma non fare di quella tinta uno status da esibire. Avere un aspetto naturale e sano sembra essere non consono al periodo, quella sete di colore che ogni anno caratterizza la maggior parte delle persone diventa un obiettivo da raggiungere. E se sfoggiare la pelle abbronzata non rispondesse più ai canoni di bellezza? Io penso che sarebbe l’unica cosa verso cui molte persone andrebbero controcorrente, e mostrerebbero ugualmente quel vezzo a cui non si può fare a meno. La scelta di un costume sembra essere guidata dal fattore abbronzatura, ridurre il costume in spiaggia attorcigliandolo, togliendo le spalline o slacciandolo diventa quasi un rituale per chi vede tutto in funzione del colorito. Ostentare la tintarella vuol dire anche vantarsi di essere stati in vacanza, da diventare quasi un must per molte persone. Sarebbe inammissibile per alcune scuole di pensiero presentarsi in spiaggia completamente bianchi e quindi ecco il culto di lampade e docce solari, che si usano anche tutto l’anno per avere la pelle di un nero selvaggio. Si è passati dagli anni in cui l’abbronzatura era di moda agli anni in cui venne demonizzata. Si è sempre pensato per retaggio che avere una pelle colorata fosse il biglietto da vista del ceto popolare, dato che passavano la maggior parte della loro vita a lavorare sotto il sole, e anche per questo si differenziava dal ceto nobiliare che non aveva bisogno di lavorare. Quando poi l’abbronzatura la si vide anche come momento di relax allora ci si esponeva al sole ma colorandosi sempre in maniera soft e stabilendo sempre una sorta di bon ton dell’abbronzatura. Anche se la tendenza è cambiata rispetto a qualche anno fa sulla tintarella si vede questa forma di vivere il sole, la stagione o la vacanza come un modo per raggiungere l’ambito colore, quasi alle volte “ghettizzando’ chi non la pensa in questo modo. Il fenomeno dello scurimento della pelle non avrà mai fine e in merito mi viene da dire ” meglio un raggio di sole in meno che una ruga in più”!!

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Carpisa: un marchio tenace!

“Un vero e proprio sogno che s’avvera, per noi e per i nostri dipendenti. Lo abbiamo chiamato Casacarpisa per comunicare, fin dal nome, il nostro nuovo concetto di azienda, e cioè quasi una seconda casa per i nostri 300 collaboratori”. Così recitavano in una intervista le parole di Maurizio Carlino, amministratore delegato di Kuvera. La sede di Casa Carpisa a Nola è un ampio spazio suddiviso in uffici, mensa, nursey, palestra, solarium, teatro e ping-pong, tutto doveva far sentire a proprio agio, tutto doveva richiamare una vera e propria casa con comfort. La sua origine Campana ha dato le basi per la sua determinazione nell’ affermasi come azienda nazionale ed internazionale di pelletteria e accessori fashion.

Quando entrai la prima volta in un negozio Carpisa la cosa che mi colpì fu l’ampia scelta dei suoi prodotti, minibag, bag di misura media e grande, zainetti, portafogli e valigie di ogni forma e dimensione. Acquistai una borsa per il mare e dopo un anno era già consumata anche se poco utilizzata. Quindi la mia prima esperienza non fu proprio delle migliori, ma la seconda occasione me la diede proprio Carpisa stessa modificando le sue linee, aumentando la sua particolarità e la sua offerta qualità/prezzo. Il valore dell’artigianalità made in Italy viene sottolineato dalla varietà e dai dettagli che a mio avviso fanno sempre la differenza. Di solito il mio essere esigente negli accessori mi ha portato a non trovare sempre quello che cercavo ma ora con Carpisa e con la sua ampia scelta, con il suo essere sempre innovativo, con le sue proposte adatte ad ogni occasione e ad ogni desiderio, ora lo vedo possibile, ora ogni volta che entro in Carpisa ciò che apprezzo è la funzionalità che trovo in ogni suo prodotto e accessorio. Ciò che è cambiato negli anni è stata anche la presenza del marchio Carpisa su ogni prodotto, personalmente non mi entusiasmava la firma su ogni cosa, ora la sua scritta si è limitata notevolmente. Mentre il logo della tartaruga lo trovo molto simbolico anche per quello che rappresenta: tenacia, forza e longevità. Altro elemento distintivo di questo brand sono le continue campagne che propongono linee di pregio come la “Cruz Collection”. Una collezione di borse disegnate dalla sensuale e bellissima attrice Penelope Cruz e da sua sorella Monica Cruz. Un design elegante con pendenti charm, nappe e dettagli metallici. Come la collaborazione con Trudi che presentò il suo personaggio più famoso, il koala, su tutte le proposte, una tra tutte che mi ha colpito è stato l’astuccio portaocchiali che poteva assumere due forme diverse e quindi occupare poco spazio. Come la collezione Funny Pets dedicata agli amanti dei cani e gatti, giovane, divertente e allegra. E ancora, come l’ultima collezione Save the Ocean, con l’obiettivo di sensibilizzare alla salvaguardia dell’ambiente marino.

Insomma Carpisa è un franchising che non solo ti accompagna in ogni viaggio con i suoi accessori ma ti fa viaggiare tra le sue collezioni ogni volta che entri nel suo mondo. Oggi Carpisa è la soluzione ad ogni occasione!!

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Chogan una realtà tutta da scoprire!

Non l’avevo mai sentita nominare, non avevo letto alcuna notizia su di lei, non sapevo neanche della sua esistenza e quando ho letto l’email della consulente Francesca Chiola in cui chiedeva di darle i miei contatti perché l’azienda era interessata a farmi provare i suoi prodotti, allora solo in quel momento ho scoperto chi è Chogan. Una realtà aziendale nata nel 2013 a Barletta che porta sul mercato prodotti di profumeria e cosmesi ma che con il tempo ha allargato i suoi orizzonti, entrando a far parte del settore Network Marketing proponendo e diversificando le sue proposte come gioielli, abbigliamento, integratori alimentari e molto altro. Insomma un grande negozio in cui ogni reparto presenta una tipologia di prodotti diversi e di buona qualità. Ciò che mi è saltato subito all’occhio di questa azienda è la passione che mette e che instilla nei suoi rappresentanti, oltre a puntare sul pregio dei suoi prodotti. Una volta dato il mio contatto telefonico, la consulente Francesca mi ha inviato tutti i cataloghi dell’azienda e mi ha dato libera scelta su tutte le linee che offrono, dalla linea di abbigliamento a quella degli accessori, dalla linea cosmetica a quella della profumeria, dalla linea home alla linea hi-tech, dalla linea make-up alla linea oli, avevo l’imbarazzo della scelta, e di prodotti ne dovevo prendere tre e quindi mi sono messa a guardare tutto e alla fine ho scelto tre prodotti di svariati settori. Un mondo quello di Chogan in cui ti tuffi e staresti ore e ore a mirare tutto ciò che propone, un mondo in cui ti gusti ogni piccolo oggetto di natura diversa, un mondo in cui raggruppa sotto un unico nome tipologie di prodotti di buon valore. Dopo aver deciso cosa facesse al caso mio e cosa avesse attirato il mio interesse al di sopra di tutto, ho comunicato a Francesca i tre oggetti e neanche il tempo di ringraziare che già aveva fatto l’ordine e li aveva messi in spedizione. Professionalità e esperienza sono state due caratteristiche che ho notato subito e in due giorni lavorativi ho ricevuto il pacco. La realtà Chogan oltre a puntare alla qualità e alla varietà punta anche al prezzo, contenuto e non esagerato, adatto a tutte le tasche. Un aspetto non da poco è la proposta dei loro profumi che ad un costo modico si ispirano e riprendono le fragranze dei più importanti e costosi brand. Fin quando non si viene a contatto con determinate realtà non si può giudicare o parlarne a priori, io ho visto con occhi e toccato con mano un mondo che neanche sapevo esistesse!!

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La Moda è colore!

Il colore è un potere che influenza direttamente l’anima. (Wassily Kandinsky). Una verità assordante in ogni campo come anche nel campo della Moda. La Moda è colore, è consapevolezza. Di qualsiasi colore si veste la Moda esprime uno stato d’animo diverso, mostra il messaggio dello stilista e l’espressione di chi la indossa. La Moda è una palette di tonalità che variano a seconda delle stagioni e del periodo. I colori hanno un’influenza fondamentale nei look, lo stato d’animo cambia a seconda di come un outfit si tinge. Lo spettro cromatico oltre a dare un effetto all’umore dà anche una simbologia alla Moda. Con quel determinato colore si vuole inviare un’informazione, mostrare un’emozione o solo dare luce. Perchè portiamo un colore rispetto ad un altro? Perchè ci piace un colore rispetto all’ altro, o ne abbiniamo uno e non un altro? E ancora perchè scegliamo colori in base anche al meteo o alle temperature? I colori dei capi di abbigliamento sembrano richiamare ciò che sentiamo e l’umore che abbiamo in quel momento, oltre al gusto personale. Ognuno di noi è attirato dal fascino di un colore o di una nuance, quasi come se ogni colore avesse un magnetismo inconsapevole su ciascuno di noi per diverse ragioni. Una di queste ragioni è come ci sentiamo dopo aver indossato un colore, Quale sensazione o emozione proviamo quando addosso portiamo una sfumatura. Non credo esista un colore che non si possa indossare ma esiste un colore che non indosseremo mai, perché non è nelle nostre corde o perchè non ci fa sentire a nostro agio. Quando apro il mio guardaroba vedo una prevalenza cromatica e questo mi porta a dire che tendo sempre a scegliere colori più o meno basici, ma ultimamente sto osando un pò di più e devo ammettere che il vestire un colore diverso dal solito fa la differenza. Azzardare nei colori da portare addosso è dare quasi una sferzata di personalità. I colori nella Moda si sono evoluti non solo nella scoperta di nuove sfumature ma anche nella luminosità e saturazione tanto da diventare capi vistosi e fluorescenti. Oggi il concetto di colore nella Moda è cambiato visto che non è solo il nero a conferire eleganza e raffinatezza ma anche colori come il rosso, il rosa o il verde, ma anche il blu o il bianco.

I colori padroni di questa stagione sono: il Beige-Nude che va a sostituire il nero nella quotidianità, il Giallo Canarino che preferisce posarsi su tessuti leggeri e fragili, il Marrone Toffee che con quel pizzico di color miele addolcisce capi più strutturati, il Rosso fiammeggiante che si indossa prima o dopo il tramonto, il Bianco Sporty usato per capi tecnici, il Turchese che fa pensare al cielo e fa svolazzare, il Living Coral che dona vivacità alla figura, il Verde Militare che ricorda i toni del sottobosco, il Rosa Pallido che alleggerisce i volumi e per ultimo l’Arancione Cadmio che sottolinea femminilità. E ora non dobbiamo fare altro che tingerci!!



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Un viaggio da Blogger!

Immersa nel mio da fare quotidiano quel giorno il bip del cellulare fu per un invito ad assaggiare e godere le prelibatezze e l’ambiente di un Ristorante-Enoteca della romantica Verona. Non era solo un lunch in uno dei posti più rinomati di Verona, ma era un incontro conoscitivo tra diverse blogger. Un’ occasione che mi avrebbe fatto conoscere persone del mondo virtuale con cui, fino a quel momento, avevo scambiato solo pochi messaggi sul social più in voga, Instagram. L’emozione del primo incontro con gente che vedi solo in foto, la voglia di presentarsi a persone che più o meno conoscono il micro-mondo dei blog, tutto era condensato nel far passare il tempo più in fretta possibile per arrivare a quel fatidico giorno. A questo era unito il desiderio di visitare una delle città medievali più poetiche di sempre. Non ero mai stata nella città di Romeo e Giulietta, non avevo mai percorso quelle strade con sampietrini, tipica pavimentazione che facilitava in epoca antica il passaggio dei carri. Non mi ero mai stupita di quanto una città può essere signorile e regale pur essendo piccola. Non avevo gustato la storia antica di ogni suo angolo e non avevo assaporato la cultura conservatrice delle sue tradizioni, non avevo fatto nulla di tutto ciò fino a quel 6 aprile. L’ incontro con le altre blogger fu davanti all’ Arena, fiore all’occhiello di Verona, e dopo aver fatto due chiacchiere per conoscerci percorremmo la strada ricca di lussuosi negozi che ci fece sbucare in Piazza delle Erbe, lì il Palazzo cardinalizio del 17esimo secolo sede del Ristorante Maffei (http://ristorantemaffei.it/ ) si distingue per la sua eleganza e raffinatezza oltre che per la sua storia. La cortesia del Ristorante l’ho ritenuta un biglietto da visita, ma quello che più mi ha colpito è la conservazione intatta dei resti di muratura di un edificio di epoca romana che si può ammirare scendendo nelle cantine del Ristorante. Proprio fra quei resti si può prenotare un tavolo allestito in modo sofisticato dal nome Romeo e Giulietta, che scelto per una cena intima e romantica ha la capacità, tra una portata e l’altra, di far viaggiare nel tempo, quasi come se una macchina del tempo trasportasse in un epoca diversa. Le opportunità arrivano quando meno te lo aspetti e questa occasione per me è stata non solo un assaggio dell’ alta cucina Veronese in un luogo sontuoso, non è stato solo un vivere persone di diverse parti d’Italia, ma è stato il respirare una cultura nuova, il godere la vita da blogger, il sentire la passione materializzarsi.

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E dopo due anni ancora qui!

Ormai il tempo dei Blog è passato, perchè intraprendere questa strada? Beh è un pò come dire che quel determinato capo è demodè perchè allora indossarlo? La determinazione non mi è mai mancata e non sarebbero state queste voci a farmi cambiare idea e con il mio passo magari lento ed attento, ho cercato di mettere in piedi questa mia passione. Sono stata sempre appassionata di scrittura e sin da bambina ho sempre scritto ovunque mi capitava, sui quaderni, block-notes, sui diari, qualsiasi supporto era adatto a sostenere i miei pensieri. Il Blog lo posso definire come un diario online, in cui scrivo di argomenti vari che ruotano attorno alla Moda, alle Tendenze e allo Stile di Vita, quello che i miei occhi vedono e le mie orecchie ascoltano, ciò di cui vengo a contatto e che voglio far conoscere ad un pubblico, a degli spettatori che per curiosità o interesse leggono le mie parole. Ho sempre giocato con il “verbo” nel raccontare fatti o avvenimenti, ho sempre creduto nella potenza della parola, che se usata in modo adeguato può far apprendere tanto e della persona e di quello di cui si parla. Allora perchè non mettermi a divulgare la mia cifra stilistica indipendentemente dall’avere consensi o meno? Oggi il mio Blog fa due anni ed è una condivisione di contenuti che nel corso del tempo ho reputato importante far conoscere, dettagli che conosco e che possono essere utili. Idee ed esperienze che ho ritenuto adatte ad essere diffuse e farle leggere ad un pubblico diverso rispetto a quello con cui vengo in contatto ogni giorno. Quando decisi di aprirlo la semplicità doveva essere alla base del Blog ma la cosa in cui doveva distinguersi era il mio modo di improntarlo, lo stile del racconto porta chi legge a viaggiare con la mente. Non si può dire mai di essere arrivati al proprio fine ma posso dire che i feedback che mi sono arrivati sono di apprezzamento e gradimento, quindi continuerò su questa direzione con articoli originali e curiosi.

Come ho fatto io aprite quel cassetto e tirate fuori i vostri sogni, fateli vivere e rendeteli reali non c’è bisogno di tanto ma solo di una forte volontà. Vedere il sogno che si concretizza e che pone le basi per spiccare il volo non fa altro che dare forma e modello a qualcosa di fantastico.

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Sojosvision: qualità e stile a prezzo contenuto

Addosso diventano uno schermo contro i raggi del sole ma gli occhiali da sole sono tutt’altro che solo protezione, ormai sono un simbolo di bellezza, un accessorio senza il quale non si riuscirebbe a stare, un prezioso alleato che dona alla fisionomia di ognuno un tono. Gli occhiali da sole regalano al volto un vestito, quasi come se indossandoli il viso si coprisse di un complemento tale da essere sfoggiato e esibito. Gli occhiali da sole sono diventati elemento fondamentale dello Styling che con i diversi modelli definiscono un’attitudine e regalano carattere.

Quando l’azienda https://www.sojosvision.com/ mi ha contatta chiedendomi di scegliere un modello di occhiali creati da loro sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla loro gentilezza e professionalità. Andai sul loro sito e notai che le loro creazioni di tendenza erano svariate e c’era l’imbarazzo della scelta ma uno solo mi colpì e una volta comunicato me lo inviarono subito. Oltre alla celerità nel ricevere il mio regalo ciò che mi colpì una volta aperto il pacchetto postale fu il packaging semplice ed unico che proteggeva al suo interno i miei occhiali, una custodia originale e unica, curata nei minimi dettagli che includeva oltre agli occhiali anche un mini set che conteneva un ricambio di naselli, un mini giravite e alcune viti di ricambio, in più l’occorrente per la pulizia delle lenti. Questa mini descrizione è la premessa per dire che oltre ad essere un’azienda seria, è anche un brand che crea occhiali dalla buona rifinitura e attento ai dettagli. Le lenti sono di buona fattura e schermano dai raggi del sole molto bene. Personalmente la leggerezza della montatura è fondamentale e appena indossati ho subito avuto questa sensazione. La freschezza e la frizzantezza del design, l’essere giovanile e all’ultima moda, sono insieme al prezzo molto contenuto peculiarità che fanno dell’azienda una garanzia.

Scegliere un’azienda rispetto ad un’altra, un modello diverso da un altro di solito è soggettivo ma quando quel marchio ti soddisfa per tante caratteristiche e qualità, allora diventa quasi oggettivo riferirsi a quel brand. Con gli accessori è sempre utile e bello variare e averne tanti e variegati. Avere diversi paia di occhiali da sole porta a trasformare il nostro sguardo ogni volta che ne indossiamo uno, ci dona carisma e mistero e allora perchè non farlo affidandoci ad aziende come la SOJOS. Portare un loro paio di occhiali è come portare un prodotto di qualità a prezzo ridotto! Una loro creazione ci rende liberi di osare e di essere audaci con eleganza.

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I vestiti parlano di noi al nostro posto

Lo ripeterò all’infinito perchè ne sono fortemente convinta, “I vestiti parlano per noi, parlano di noi e parlano di noi al nostro posto”. Indossiamo capi e abiti per forma, colore, modello e stile, li scegliamo a seconda di qual’è la nostra natura, e li portiamo a seconda di qual’è il nostro carattere. Dietro l’abbigliamento che vestiamo si cela la nostra personalità e il rapporto che abbiamo con gli altri e la società. Ci siamo mai chiesti perchè portiamo un colore o un altro? Perchè preferiamo uno stile rispetto ad un altro? O ancora, perchè ci piace una fantasia ad una stampa o viceversa? La risposta può essere che lo facciamo per scelta e gusto, ma sia l’uno che l’altro sono mossi dal nostro carattere. Ogni volta che ci vestiamo associamo a quell’abito una parte di noi stessi, tanto che ogni espressione di dialoga con gli altri, c’è chi ha un’ espressione più evidente e marcata, e c’è chi ne ha una più timida e riservata, ma qualsiasi sia essa comunicherà. L’abbigliamento e gli accessori sono il mezzo ideale per dare manifestazione dei propri , e proprio per questo il nostro guardaroba diventa il contenitore per eccellenza da cui si può costruire il quadro d’insieme dei nostri . Quello che noi indossiamo viene considerato un’ estensione del che porta all’esterno tutto ciò che siamo all’interno, comunicando alcuni aspetti che sono propri del nostro carattere. Il libero arbitrio è lo strumento con il quale esprimiamo ciò che siamo, vogliamo e scegliamo, per questo il nostro vestire deve avere la libertà dell’essere. Il vestito comunica e parla diverse lingue quindi perchè non farci caso? Diversi studi parlano di Psicologia della moda e del vestire e attraverso la scelta di un capo o di un altro si può risalire a quello che siamo. Il detto che dice “L’abito non fa il monaco” a mio parere, e secondo quello che ho detto fino ad ora, non è del tutto vero. Quell’abito scelto e indossato mostra in evidenza ciò che siamo e che vogliamo dire quindi magari non soffermiamoci solo al vestito andiamo oltre ma consideriamo che ciò che portiamo addosso è il prolungamento della nostra natura. Ci sono studi che interpretano il “dentro” di un guardaroba, e attraverso questi si può risalire a cosa si dà più importanza e perchè. Dal colore dei capi o dai modelli dei vestiti che si ha in un armadio si può osservare alcuni lati del nostro carattere, difetti che nascondiamo e cambiamenti che non vogliamo fare!

Mostra il tuo vestire e ti dirò la tua natura!

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Lo stile del Carnevale!

Lo stile del Carnevale ha origini al tempo degli Antichi Romani. Durante i festeggiamenti dei Saturnali era previsto l’utilizzo delle maschere, le quali maschere impedivano il riconoscimento delle persone e questo dava la possibilità di lasciarsi andare a qualsiasi genere di sfrenatezza. Questa tradizione sopravvisse anche nel Medioevo, quando i riti propiziatori prevedevano il rogo di un fantoccio di cartapesta.

Il Carnevale firma con i suoi costumi e le sue maschere uno stile goliardico e folcloristico. Le maschere italiane rappresentano vizi e virtù del popolo, ma anche della classe borghese e nobile. Il Carnevale per eccellenza che incarna l’essenza del gioco e del piacere è sempre stato quello di Venezia. In una città così unica e particolare questa ricorrenza non poteva altro che portare ad immergersi in una continua rappresentazione di teatrale allegria e giocosità. Un mondo fatto di balli, scherzi, galà esclusivi e romantici incontri. Il suo stile diventa l’impronta del Carnevale elegante e di classe. Il Carnevale è un fifty-fifty, se da una parte si veste dei giganti carri di cartapesta, dall’altra si decora di maschere e figuranti con costumi che fanno a gara. A Carnevale ogni vestito vale? Si, io direi anche che ogni oggetto, ogni capo, ogni accessorio può diventare una maschera se il tutto viene indossato con spirito divertente e malizioso. Lo stile Carnevalesco lo si porta con personalità anche se si sceglie di vestire un costume già fatto e confezionato. La creatività dona quel tocco in più alla maschera, è la nota di sè che ogni personalità fa sentire. Due sono i fini del mascherarsi, nascondere una parte del proprio io e mettere in evidenza un’altra parte di noi stessi, che di solito si cela ma che in quel momento si esterna dando vita a fantasie inespresse. I piu timidi scelgono di travestirsi di super eroi, i bambini e alcuni adulti si vestono di quei personaggi preferiti che popolano le loro fantasie, altri sentono il bisogno di mascherarsi con costumi che accentuano una caratteristica del proprio carattere. Ma qualunque sia la maschera, l’obiettivo principale resta quello di abbandonarsi al piacere del momento allontanandosi dal carattere abituale di ogni giorno, o quello di fuggire da regole che ci si impone di seguire rendendoci disinibiti.

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La Fiaba ha la sua realtà!

Le favole hanno sempre una fine e l’epilogo di questo percorso dal nome “Sogno è Realtà” si conclude con questo scatto che a parer mio racconta il mio animo fiabesco. Ho sempre avuto una propensione alle fiabe sia nel leggerle sia nel guardarle, ciò che mi sembrava surreale diventava reale, ciò che era distante dalla dimensione oggettiva si trasformava in possibile nella misura soggettiva. La fantasia crea una realtà parallela ma essa stessa può essere vissuta, in maniera occasionale e unica, e quando lo si fa la mente si apre a nuove storie ed esperienze. Come ho fatto io quando ho scoperto la storia del Ponte della Maddalena o meglio conosciuto come Ponte del Diavolo in località Borgo a Mozzano in provincia di Lucca.

La costruzione di questo Ponte, la cui forma rappresenta la classica struttura a ‘ schiena d’asino’, era stata affidata a S.Giuliano l’Ospitaliere che alla fine si rese conto di non riuscire a terminare il lavoro per la scadenza prevista. La sua disperazione si palesò una sera. Seduto sulla sponda del Serchio pensava al disonore che gli avrebbe dato il non riuscire a finire in tempo utile il lavoro iniziato, quando gli apparve il diavolo che gli propose un patto. Il diavolo avrebbe terminato in quella stessa notte, al posto suo, la realizzazione del Ponte in cambio dell’anima di colui che avrebbe attraversato per primo il Ponte. Confermato il patto, il diavolo finì la costruzione mentre il costruttore pentito si confessò con un prete che gli suggerì di far passare sul Ponte per primo un animale, cosi fece e il diavolo adirato per la beffa si gettò dal Ponte e non si fece più vedere.

Che sia leggenda o meno ciò che resta è la magnificenza di questa opera architettonica, una struttura che ogni qual volta la si guarda si rimane rapiti. Nella fantasia del nome viene sottolineato il suo stile e la sua natura suggestiva. Nella realtà delle cose esiste immaginazione e fantasia, nelle fiabe o racconti irreali esiste un mondo reale.

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Il Sogno di un’epoca e la Realtà di indossarla.

Il fascino del mistero ha sempre attirato molte persone e nel progetto che ho creato dal nome “Sogno è Realtà”, in cui mostro i diversi stili di un soggetto in questo caso io stessa, il lato nascosto l’ho voluto sottolineare all’aperto. Sembra un controsenso ma in realtà ogni uomo vive dentro e fuori, e il non detto può entrare in equilibrio con ciò che è evidente. Dovevo scegliere dei posti adatti per esibire questo lato “segreto” e uno di essi non poteva che essere la mia splendida Pisa? La città che tanto tempo fa mi ha adottato e mi ha fatto sentire a casa, il luogo in cui tutto sembra a misura d’ uomo e dove la storia ti saluta ogni volta che guardi una Sua piazza o una Sua architettura, come la magica e sognante Piazza dei Miracoli.

Ogni abbigliamento che si indossa ha in sè un significato simbolico e porta anche un messaggio, e proprio questa premessa serve per allacciarmi alla scelta di questo look che mostro nella foto a cornice dell’ articolo. Ho sempre avuto un debole per un secolo in particolare e quel secolo è il Medioevo. Nel periodo Medievale, come la storia ci insegna, il settore del tessile conobbe un fermento notevole, tessuti di pregio venivano importati, abbigliamento di lusso o comunque fatti di materiali pregiati spopolavano nel guardaroba delle classi nobiliari, la qualità dei vestiti aumentò anche per le fasce di popolazione meno agiate per l’utilizzo di strumenti di precisione nella sartoria. Gli abiti di quel periodo avevano un forma ed uno stile particolare e mi hanno sempre affascinato, l’uso del mantello, che serviva per identificare il rango sociale di chi lo portava, velava la figura tanto da non capire le forme o la fisicità di chi lo indossava. Il mantello era un capo che copriva da far passare inosservato, anche se da un lato era un abbigliamento che attirava gli sguardi perchè la curiosità di vedere chi si celava sotto era vivida. Ogni vestito che si mette addosso ha anche una dimensione interiore, è un contenitore di emozione, un deposito di ricordi. Quando ho indossato questo stile è come se avessi viaggiato nel tempo e mi fossi catapultata nella Pisa del XII secolo. Gli echi di quel tempo passato non potevano che venir fuori davanti al Battistero di Pisa, il più grande d’Europa, la cui particolarità consiste nell’avere un’acustica particolare dovuta alla struttura della sua cupola.

Che sia un abito di un altro secolo, che sia un capo che richiama un’ altra epoca o moda, qualsiasi sia il suo stile addosso ad ognuno parlerà la lingua di quella persona!

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Il Sogno è realtà!

Una fiaba di solito inizia con un “C’era una volta” ma questa inizia con “Il sogno divenne realtà”. Quando ho iniziato a scrivere il mio blog ho creato anche una pagina Facebook e un profilo Instagram di “Le Dritte di Simo” e ad oggi su entrambi i canali social ho postato foto con descrizioni di prodotti che le varie aziende mi hanno inviato per provare, di tendenze e mode di stagione, di capi di abbigliamento e accessori che di solito uso e acquisto, di negozi originali e di eventi particolari, di paesaggi che parlano come fanno i look. Ogni foto esprime un momento, una sfumatura, un attimo, un’esperienza. Una foto parla, comunica, racconta e emoziona. La fotografia illumina le varie sfaccettature di ciò che ognuno ha dentro. Le foto fanno da cornice alle parole che sono il quadro e viceversa. Per realizzare il sogno che avevo in mente dovevo trovare un artista che dava importanza alla luce più che alla foto, e quando ho visto le sue foto ho pensato che la realtà riprodotta era gioia artistica, ogni scorcio catturato parlava di una realtà diversa e ogni luce prodotta confessava la bellezza del soggetto. Un luogo, un dettaglio, un ritratto, un abbigliamento diventano una foto, ma la chiave di lettura di quella foto sta nello scintillio che emana lo scatto. Una volta scelto l’ autore delle foto allora dovevo passare allo step successivo e quindi scegliere le diverse forme in cui avrei palesato gli svariati stili che si possono avere e mostrare. Lo stile è come la forma di un diamante, se si pensa che i diamanti hanno diversi tagli e che brillano in modo differente proprio per la loro figura, anche lo stile si comporta allo stesso modo. Ci sono stili più marcati che risplendono per il loro coraggio, altri stili più naturali che riflettono la loro delicatezza e stili più misteriosi che diffondono il loro fascino. Ogni persona può averne uno o possederli tutti ed io attraverso una serie di foto ho voluto immortalare i miei stili. Quasi come in un sogno in cui un pò ti guardi dall’esterno dove in realtà sei tu dall’interno, in questo progetto sono stata sia spettatore che attore. Come in una favola in cui i personaggi indossano una figura o un abito, io ho indossato delle emozioni e ho espresso dei pensieri. In ogni fiaba che si rispetta il fine è di far comprendere una verità e in questo caso la verità è avere il coraggio di mostrare la propria personalità senza nascondere il proprio stile. Viaggiare all’interno della propria indole rivelandola attraverso ciò che si indossa o si esprime. In altre parole un viaggio dell’interiorità attraverso l’esteriorità!!

La foto che mi ritrae a cornice di questo articolo apre le porte al “Sogno è Realtà”. Un vestito con corsetto aderente e gonna vaporosa in tulle con pietre applicate che ricorda le fiabe principesche e che sottolinea uno stile elegante, femminile, sensuale. Appena ho indossato questo look il contrasto dei due capi me li sono sentiti addosso, hanno evidenziato l’essere audace e delicata, la mia natura di Donna si è svelata in questo stile.

Foto di Alessandro Trazzi https://www.instagram.com/_lale_t_/

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L’ Influencer

Donna o uomo, qualsiasi sia il sesso hanno la capacità di “Influenzare” i comportamenti di acquisto dei consumatori, di qualsiasi fascia d’età, in ragione del loro carisma e della loro autorevolezza rispetto a tematiche o interessi. Più o meno cosi recita la definizione di “Influencer” che si può trovare nei dizionari di Marketing, ma all’atto pratico cosa effettivamente dovrebbe essere? Perchè i riflettori sono puntati su questa figura? Come mai la nuova tendenza è porre attenzione nell’ emulare quella determinata persona? Ognuno ha peculiarità più o meno intrinseche, ognuno ha passioni e interessi e caratteristiche diverse, e in fin dei conti ognuno influenza a modo proprio. Presentare una determinata moda, promuovere un preciso brand, avere un modo di fare che influenza la scelta di acquistare o meno un preciso oggetto, o un determinato capo o uno specifico cosmetico ormai ha i connotati dell’Influencer. Queste persone diventano punto di rifermento della gente ‘comune’, qualsiasi cosa hanno addosso o di qualsiasi cosa parlino viene percepito come una sorta di guida. Fanno conoscere tendenze o lanciano mode, ognuno si specializza in un argomento, ma è proprio su questo che mi sorge una domanda: per “Influenzare” tante persone bisogna essere qualificati? Conoscere quel prodotto, sapere di quel brand, essere al corrente di quell’oggetto o di quel capo dovrebbe essere la filosofia dell’ Influencer. Affidarsi a queste personalità nel decidere cosa fa o meno al caso nostro dovrebbe essere alla base di un giusto acquisto commerciale.

Questa figura di Influencer digitale, in cui ragazze note sono diventate delle vere e proprie icone di stile come Kim Kardashian, Chiara Ferragni e Nicole Ritchie, sta andando verso una nuova direzione, dal reale si giunge al virtuale. Ormai nel campo della moda e delle Influencer appaiono gli ‘Avatar’, vere e proprie icone virtuali, che hanno una loro storia, una loro dimensione, un loro mondo, ma tutto all’interno di una rappresentazione grafica. Personaggi accattivanti con piccole imperfezioni da renderli ‘veri’, con un proprio branding costruito a tavolino. Queste figure interagiscono con i follower, mostrano la loro vita, condividono la quotidianità, insomma tutto come se fossero Influencer reali. Questo nuova estensione sembra piacere alle aziende perchè prevale la caratteristica del personalizzarli. In altre parole questi Influencer uniscono in maniera esperta la formula ‘Sogno e realtà’. Il fotografo Cameron James Wilson disse: “Se ti ‘influenza’ e ti comunica contenuti interessanti, perchè formalizzarsi sul concetto di realtà?”. Tra le Influencer virtuali famose troviamo @lilmiquela che con i suoi circa un milione e mezzo di follower ha già lavorato con Prada, Diesel, Moncler e Chanel.

“Le aziende che comprendono i social sono quelle che dicono con i loro messaggi: ti vedo, ti ascolto e mi importa di te.” Trey Pennington

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Un mese tutto magico!

Tutto il mese si colora, dalle luci alle decorazioni, dai vestiti agli accessori, dal trucco alla creatività. Un mese dallo stile incantato, in cui tutto ha il sapore del miele e il profumo della festa. Ogni anno escono nuove tendenze, ci sono nuovi addobbi e decorazioni, si abbellisce la casa e si allestiscono le città, e su di sè si provano e si indossano look di colori sgargianti e luminosi senza mai dimenticare il red natalizio. Quest’ anno i glitter e le paillettes sono i padroni di tutti i capi, e in quale mese migliore provare a far riflettere la nostra luce attraverso il look se non nel mese di dicembre? Un mese che appena entra ti regala quell’atmosfera ammaliante quasi entrassi in una dimensione fiabesca in cui tutto brilla. Dicembre è il mese per eccellenza in cui si sfoggia la magia, in cui si assapora la dolcezza, in cui si vive in un mondo fatato, tra nani e folletti, tra reale e surreale. Il mese dei giochi che ci riporta ad essere bimbi, dei regali che ci accarezzano l’anima, il mese della coccola. Dove la coccola diventa un vestito che acquistiamo con particolare cura per indossarlo in uno dei giorni di festa di questo mese speciale, o è il colore che usiamo per illuminarci in questo periodo. Feste aziendali, cene natalizie, party di natale e scambi di regali, queste occasioni e molte altre diventano frequenti in questo periodo e ci si abbellisce per mostrarsi in tema e in sintonia con il clima. Il pizzo e i ricami avvolgono delicatamente, i tessuti morbidi e setosi scivolano sulla figura, il velluto lambisce il corpo, i lustrini rendono dinamico e armonioso il tutto. Un solo abito, un solo look, un solo make-up ti trasporta in quel mondo stregato in cui tutto luccica e tu diventi protagonista. Rosso, oro, bianco e argento rimangono i must have dei colori, che si possono abbinare per un outfit elegante e confortevole allo stesso tempo. Ma ciò che rende Dicembre una favola, ciò che lo rende suggestivo è la melodia che viene regalata da ogni luce, ogni addobbo, ogni colore, ogni look. Un mood che vivi e senti dentro come quando sali su una giostra e ti fai trasportare dalla magia. Più giri e più ti senti in una fiaba. 
“I cieli grigi e le luci di dicembre sono la mia idea di gioia segreta.”
(Adam Gopnik)